Il silenzio

La legge nr. 212 del 1956, riguardante la propaganda elettorale, all'articolo 9 cita: "Nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, la nuova affissione di stampati, giornali murali e altri manifesti di propaganda". La legge è ancora in vigore e le sue norme sono tutt'ora valide e devono essere rispettate rigorosamente. Mi fa specie che dopo 66 anni, un legislatore che fosse attento e interessato, non abbia pensato di aggiornare e ammodernare la legge ormai desueta, vecchia e quasi irriverente. Con i progressi fatti da scienza e tecnologia, quelle regole sono annientate e superate, bisognose di adeguate correzioni, affinché nessuno dei diretti interessati faccia il furbo e stravolga le norme poste. Addirittura, un cinico malpensante come me, è portato a pensare che volutamente a tutt'oggi, non si proceda alle variazioni necessarie solo perché faccia comodo che qualcuno abusi legalmente e legittimamente, di quanto disposto. Lo facevano e lo fanno tutt'ora: i giornali, le riviste, il web e soprattutto i social, sono i posti più deputati per trasgredire, basta essere accorti e pronti a pubblicare a tempo debito sin dal venerdì, contenuti sponsorizzati, video, dichiarazioni, scritti e immagini dei candidati e il gioco è fatto. Insomma, a urne aperte basta leggere o navigare sui social e incrociamo l'ultimo messaggio, l'ultimo appello e le foto di chi sia sceso nell'agone delle votazioni. Scorretto politicamente, ma ammissibile visti i termini che risalgono al lontanissimo 1956. Beh, che dite sarebbe ora che il volenteroso legislatore, il partito in buona fede e i politici tutti dotati di onestà intellettuale, ricorrano al cambiamento della legge vecchia e ormai superata? Forza, lo facciano adesso prima che si giunga a festeggiarne il 67° compleanno!

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